Non avrei mai immaginato che questo blog prendesse una piega così emotiva, parallela alla mia esperienza. Non che abbia rimpianti, non fraintendermi, ma aspettavo da me stessa un po' più di inerenza, soprattutto considerato il mio scopo iniziale di apparire come un punto di riferimento per futuri exchange affamati di risposte.
Mi ritrovo a meno di un mese dall'arrivo dei miei genitori a contare i restanti giorni, come facevo da piccola con i petali delle margherite un po' spoglie, tentando di incamerare quanti più ricordi possibili. Il mio terrore? L'oblio. Sono perseguitata dalla paura folle di ricordare solo momenti bui, solo quei pianti così innocui tamponati dalla federa di un cuscino, o tutte quelle volte che mi sono sentita così piccola comparata all'immensità del mondo. Temo di non portarmi a casa i grattacieli della mia Houston, così imponenti sul panorama piatto ed infinito, i quali hanno saputo togliermi il fiato sin da quel 21 agosto 2016, appena scesa da un aereo di insicurezze, dandomi il benvenuto. Mi hanno guardata dall'alto; devo essere sembrata fragile, nella mia camminata disorientata verso l'ignoto.
Come potrei dimenticarmi, poi, di quella momentanea libertà del percorrere una highway ai 170, con finestrini spalancati e capelli guidati all'impazzata da un vento irriverente che spazza via certezze, e incertezze? Ho paura che la mia mente giochi brutti scherzi, una volta a casa. Tutte le immagini di una vita così fulminea, irripetibilmente unica, sono forgiate in me, come bassorilievi, sperando di riuscire a resistere alla deteriorazione che il tempo porta. E' così potente, il tempo.
Per questo scrivo. Scarico i ricordi su un foglio, esattamente come fotografie trasportate dal rullino ad un album. Questo è il mio album. Il mio magazzino. La mia memoria.
Vale.
Tutti hanno bisogno di trovare il motivo della propria esistenza, lo scopo della propria vita. Arriva per tutti il momento di andare alla ricerca di questo fine. Ecco a te il mio viaggio, caro lettore.
Benvenuto caro lettore. Intanto ti fornisco qualche breve informazione sulla persona che si cela dietro le parole che stai per leggere. Mi chiamo Valentina e attualmente ho 16 anni. Abito a Reggio Emilia, una grigia e monotona città del Nord Italia che nessuno conosce. Qualche mese fa presi l'importante decisione di diventare un'exchange student, infatti trascorrerò 10 mesi in una bellissima cittadina vicino a Houston, Texas. Ho voluto aprire questo blog per avere a disposizione una valvola di sfogo, un luogo in cui poter essere quello che sono senza filtri. Detto questo buona lettura.
martedì 10 maggio 2016
lunedì 18 aprile 2016
Poesia.
Pensando si va, lontano dal mondo.
Vivendo si va, contro se stessi.
Cantando il silenzio, grida impaurito.
Dormendo il silenzio, si illude smarrito.
La pioggia ticchetta, alle porte del sogno.
Il vento sibila, nell'orecchio del tempo.
La pace non gioca, mi pare cresciuta.
La guerra s'impara, per esser vissuta.
Bruciante cera, consuma impassibile.
Pungente rosa, vinci l'inverno.
Mancato respiro, guarisci ferite.
Forzato riposo, ignora salite.
Una folla sorda, ascolta la vita.
Una folla cieca, non trova l'uscita.
Vivendo si va, contro se stessi.
Cantando il silenzio, grida impaurito.
Dormendo il silenzio, si illude smarrito.
La pioggia ticchetta, alle porte del sogno.
Il vento sibila, nell'orecchio del tempo.
La pace non gioca, mi pare cresciuta.
La guerra s'impara, per esser vissuta.
Bruciante cera, consuma impassibile.
Pungente rosa, vinci l'inverno.
Mancato respiro, guarisci ferite.
Forzato riposo, ignora salite.
Una folla sorda, ascolta la vita.
Una folla cieca, non trova l'uscita.
giovedì 14 aprile 2016
Literacy.
Is Literacy Relevant in
Times of Tribulation, Suffering or Progress?
Just
a couple of months ago, Umberto Eco, a significant semiotician, writer and
philosopher passed away leaving us a legacy of words. He believed that literacy
could donate immortality to readers who, at the age of 70, will have lived not
only their own life, but also Dante Alighieri’s psychological journey throughout
the afterlife, Romeo’s forbidden love for Juliet and George Orwell’s political
protest. He deemed books as creatures to be preserved against the opposite
force of oblivion, because they represent a storehouse for the memories of the
world.
The
term literacy comes from the Latin word littera,
which simply means ‘letter from the alphabet’, although it stands for a much
more extended concept; literacy could in fact be defined as the most potent and
effective instrument that humanity had the fortuity to be blessed with. Liesel Meminger,
in ‘The Book Thief’, grows up acknowledging the force contained in words during
a tormented discovery of the cruel outside world. As a young girl living in
Nazi Germany, Liesel finds herself a safe shelter in books that, at the same
time, serve as a distraction from her personal struggles and increase her
self-awareness of reality. Her acts of thievery symbolize the instinctive need
for an escape from the oppressive system where she happened to live in,
becoming an expression of her insatiable hunger of knowledge. Therefore,
literacy plays a fundamental role in times of crisis or development because it
provides an evasion from adversities, painting a completely new landscape in
the reader’s point of view that may even bring social advantages; however, one
might argue that reading is inherently a pointless and inconsequential action
since it does not aim to anything but abstract enlightenment.
In questa prima parte del mio tema di fine semestre e` espresso tutto cio` che ho da dire.
Enjoy.
-Vale
giovedì 31 marzo 2016
Tempo.
Mentre la campagna si faceva sempre più sconfinata, i miei occhi cominciarono a scrutare quei dettagli impercettibili che ormai sono soliti riempire le mie giornate. Chiazze blu si alternavano ad un bruciante rosso fuoco e il verde dell'erba faceva capolino di tanto in tanto, come per prendere fiato, soffocato da nuvole di fiori invadenti. La velocità così perpetuamente regolare mi fece poco a poco perdere il senso del tempo, tanto che un viaggio durato 4 ore mi parve di nemmeno una ventina di minuti.
Destinazione? Anni 70.
E' sorprendente quanto alcuni luoghi non invecchino, soprattutto quando in contrasto abbiamo sotto gli occhi città che diventano metropoli, edifici che sembrano voler toccare il cielo e industrie che fanno a gara per chi usa il minor numero di manodopera, affidandosi sempre di più al progresso tecnologico.
Esiste però un triangolo, nel più sperduto angolo del West Texas, i cui vertici sono rispettivamente i paesini di Uvaldi, Christal City e Currizzo Spring.
ATTRAZIONE TURISTICA DA NON PERDERE: La Pryor, nonché misera aggregazione di case all'apparenza abbandonate con una scuola differentemente moderna e un paio di ranch confinanti con il nulla assoluto. E qui, ero diretta per festeggiare la Pasqua più sorprendente della mia vita.
Come da copione, mi trovai ad essere la pecora nera; la pesantezza di sguardi incuriositi dai miei capelli biondi e occhi azzurri si faceva sentire ad ogni angolo svoltato in macchina.
Le insegne scolorite nei negozi sembravano noncuranti del fatto che l'America è un paese anglofono, mostrando fiere scritte in spagnolo e quelli che originariamente dovevano essere giardini fungevano da provvisorio parcheggio per veicoli provenienti da un'epoca a me non chiara.
Tutto questo suscitò in me una curiosa meraviglia, la quale non faceva che aumentare via dopo via, casa dopo casa, persona dopo persona. Invece che la scontata pena per la chiusura mentale della gente del posto, i mie sentimenti erano rivolti più al fascino nascosto di un epoca a cui non potrò mai appartenere ma che, ho avuto modo di confermare, non se n'è mai andata del tutto.
mercoledì 9 marzo 2016
Inafferrabile.
Il suo corpo era rigido e freddo, vittima di un abuso che la vita, a volte, si permette di compiere proprio contro chi freme dalla voglia di vivere. Il diametro delle sue gambe pari a quello delle mie braccia, e le sue braccia.. in proporzione. Quelle labbra pallide e crespe si curvarono nel più debole dei sorrisi alle parole innocue di un bambino incapace di comprendere la gravità della situazione, ignaro dell'ingiusta ed immeritata atrocità che la realtà nasconde.
Una brezza leggera muoveva lo scacciapensieri ciondolante dalla finestra, producendo una melodia malinconica, quasi straziante. Nonostante la mia inquietudine, un minuscolo gatto dal colore delle nuvole era appisolato sotto la sedia a dondolo sulla quale il mio corpo era distrattamente appoggiato. Non potendo più tollerare quella sensazione di pesante turbamento, lasciai la stanza a passi indecisi, dirigendomi verso quella che suonava come una conversazione leggera e disinteressata. Con le orecchie finalmente libere da quel precedente suono angosciante, i miei occhi, adattandosi lentamente al cambiamento repentino di luminosità nell'ambiente, cominciarono a delimitare i contorni di un luogo completamente nuovo. Sagome di volatili neri, probabilmente dipinti da una mano inesperta, costellavano il soffitto togliendo l'intimità che una camera da letto dovrebbe sempre preservare. Un acuto squittio mi colse alla sprovvista inducendo il mio sguardo a vagare per la stanza cercandone la fonte. Una gabbia alla mia destra conteneva una manciata di roditori che, con smania e furore, tentavano impotenti di rosicchiare le sbarre arrugginite. Era troppo, per me. Chiusi gli occhi. Deglutii un boccone salato di lacrime in arrivo, ancora una volta, chiedendomi se davvero mi aspettavo che questa esperienza sarebbe stata solo una vacanza studio prolungata.
Quando vi dico che l'inglese è solo una scusa per partire, credetemi. Guarderete in faccia la vostra vita, sarete parte di quella di persone che mai rincontrerete di nuovo, e nel mio caso, passerete di fianco alla morte in persona, conoscendola ed esplorandone i misteri al punto che le domande vi esploderanno nella mente, volando via gradualmente solo quando vi accorgerete che non hanno una risposta.
Una brezza leggera muoveva lo scacciapensieri ciondolante dalla finestra, producendo una melodia malinconica, quasi straziante. Nonostante la mia inquietudine, un minuscolo gatto dal colore delle nuvole era appisolato sotto la sedia a dondolo sulla quale il mio corpo era distrattamente appoggiato. Non potendo più tollerare quella sensazione di pesante turbamento, lasciai la stanza a passi indecisi, dirigendomi verso quella che suonava come una conversazione leggera e disinteressata. Con le orecchie finalmente libere da quel precedente suono angosciante, i miei occhi, adattandosi lentamente al cambiamento repentino di luminosità nell'ambiente, cominciarono a delimitare i contorni di un luogo completamente nuovo. Sagome di volatili neri, probabilmente dipinti da una mano inesperta, costellavano il soffitto togliendo l'intimità che una camera da letto dovrebbe sempre preservare. Un acuto squittio mi colse alla sprovvista inducendo il mio sguardo a vagare per la stanza cercandone la fonte. Una gabbia alla mia destra conteneva una manciata di roditori che, con smania e furore, tentavano impotenti di rosicchiare le sbarre arrugginite. Era troppo, per me. Chiusi gli occhi. Deglutii un boccone salato di lacrime in arrivo, ancora una volta, chiedendomi se davvero mi aspettavo che questa esperienza sarebbe stata solo una vacanza studio prolungata.
Quando vi dico che l'inglese è solo una scusa per partire, credetemi. Guarderete in faccia la vostra vita, sarete parte di quella di persone che mai rincontrerete di nuovo, e nel mio caso, passerete di fianco alla morte in persona, conoscendola ed esplorandone i misteri al punto che le domande vi esploderanno nella mente, volando via gradualmente solo quando vi accorgerete che non hanno una risposta.
giovedì 25 febbraio 2016
100.
Sono scomparsa, direte.
Mi ero ripromessa di aggiornare almeno una volta a
settimana, ma guarda un po’? Sarà passato quasi un mese dall’ultima volta che
ho scritto qualcosa. Potrei inventare l’inaffidabile scusa del ‘sono impegnata’
o ‘mi sto godendo la mia vita qui come si deve senza pensare all’Italia’;
entrambe sono del tutto false. La verità? Per la prima volta nella mia vita
sento di non poter verbalizzare il moto continuo nella mia testa. I pensieri
nitidi sono pochi, quelli sfocati troppi, quelli a metà non si contano nemmeno.
Eppure c’è quel numero, in primo piano, grande e pulsante che sembra essere il
punto di origine, il principio. 100.
Cos’è 100?
E’ quella quantità ambigua che, a seconda dell’oggetto
contato o della persona contante, può essere ritenuto piccolo o grande.
Sì, 100 sono i giorni che mi separano dal 2 giugno, data
dell’arrivo dei miei genitori. Più lo guardo e più mi spaventa. Non so, è
tanto; ma è allo stesso tempo è nulla comparato a tutto quello che ho dovuto
affrontare da quando sono qui.
Non sono altro che poco più di tre mesi, come le vacanze
estive di uno studente. Eppure ho sempre visto l’estate come un lunghissimo
arco di tempo. Forse non è l’esempio esatto. Non in questo momento, non in
questa giornata grigia e piena di insofferenza.
Ci sono davvero giorni in cui mi sveglio e la mia testa
sembra volermi comunicare che è stanca di inglese. Ogni classe sembra
interminabile e ogni frase un poema. Sì, oggi vorrei davvero poter parlare in
italiano con chiunque.
Qualcuno ieri mi ha fatto una domanda molto interessante.
‘Vale, sei felice?’ Oggi la stessa persona mi ha fatto notare che una mia
risposta non è mai arrivata. La realtà è che una risposta non la ho, e questo
dato di fatto non fa che scoraggiarmi. Facile scapparsene con un ‘va a
momenti’, la mia bipolarità è ben nota a tutti. No, questa volta aspettavo da
me stessa una risposta vera, un postulato concreto da non poter variare a
seconda del tempo atmosferico, ciclo mestruale o verifiche giornaliere.
A quanto pare ho deluso me stessa, ancora una volta. Ed è
anche per questo che quel 100 mi assilla. Il tempo passa e la candela brucia
dicono. Qui è la mia unica opportunità di trovare risposte e sento che questa opportunità si sta
dissolvendo giorno, dopo giorno.
sabato 6 febbraio 2016
Timed writing.
Ed è quando l'insegnante pronuncia le parole 'timed writing' che per un attimo il petto sobbalza. Più comunemente chiamato tema, consiste nell'avere meno di 45 minuti per scrivere una sottospecie di saggio breve limitato da schemi preimposti dal distretto. Tutto ciò avviene una volta ogni due o tre settimane nella classe di inglese.
Ora analizziamo insieme la situazione: Circa un terzo del tempo che in Italia ci è concesso per scrivere un perlomeno decente tema in classe. Una lingua che, seppur migliorata, non sarà mai al livello del mio italiano. Un telefono obbligato ad essere consegnato all'inizio dell'ora. Nessun cavolo di mezzo per tradurre parole che potrei non sapere. Solo un dizionario della lingua inglese, una matita, un foglio bianco e le fonti da cui trarre 'evidence'.
Dopo vaghi tentativi di programmazione a casa, mi sono ovviamente ridotta ad arrivare lunedì in classe senza una minima ispirazione. Ebbene, cari ragazzi, ancora una volta la nostra tanto odiata e sottovalutata scuola italiana ha dato i suoi frutti. Il mio voto finale è stato più alto della maggioranza della classe. Ora, parlando ragionevolmente, come può essere possibile? La spiegazione mi è balzata all'occhio solo dopo qualche giorno. I ragazzi americani sono abituati a strutturare la frase sul modello terza elementare, vale a dire 'soggetto, verbo, complemento (per lo più oggetto diretto)'. Non usano arricchimenti, non stravolgono, a volte nemmeno usano la punteggiatura (si, in quello che qui è il terzo anno di superiori, stiamo studiando il punto e virgola). Dopo il mio sconvolgimento iniziale, ho ancora una volta tirato le somme con la conclusione che la nostra vecchia e antiquata scuola italiana, accademicamente parlando, vale il doppio di questo 'baraccone' americano.
Ecco a voi il mio 'essay' intitolato 'IDENTITY AND STEREOTYPES'.
"Gnothi seauton", know yourself. That is what was written on the pediment of the Apollo temple, in Delfi. For centuries people have tried to follow that specific advice falling, most of time, in the treaking arms of stereotypes' influence. Exterior and cursory judgments ended up by ruining, and sometimes shaping people's identity; in worst cases, others' opinions have literaly stolen lives. It is, in fact, important to figure out your life on your own terms despite what society belives you must become, because otherwise, you'll be traped and forever taged like someone else; there is no worse thing than becoming "another one in the omogeneus group", deprived of personality and opinions.
Stereotypes make you feel traped, like a bird with wounded wings. Even positive stereotypes limit and condition our daily lives. For instance, Haily Yook, an Asian American student wrote that 'this positive prejudice is just as threatening to my identity'. What she means is that even though positive stereotypes are not meant to be offensive, they always end up being hurtful. In particular, she feels constantly under pressure because a person who "is supposed to be better" never gets merit of actions, is just expected to be better. Some people, though, have the strenght to ignore prejudices: Zora Hurtson, an African Amerian woman, compares herself to 'a bag of miscellany propped against the wall' in her essay 'How it feels to be colored'. She teaches us that it's impossible to guess what is hidden inside just watching the exterior. That's the huge trap: too many people stop at the appareance and start judging without evidence.
Therefore, someone might argue that is easier to get used to 'tags' since it requires no effort and it's a faster way to be accepted in the society. If you do so, you'd become just another piece of someone else's game and you'd loose once again your own identity shaping your existace in conformity of meaningless prejudices. How could a person avoid that? Alice Walker said that 'It seems impossible that desire can sometimes trasform into devotion'. Nothing will be wasted if you work hard to grow your own life. It's not anybody else's choise, YOU get to decide who you want to be. That is exactly what Janie understands after only 16 years in the book 'Their eyes were watching God'. She spends her childhood surrounded by a close-minded world from which she wants to escape. So, when her grandma says 'you're not a child anymore', she grabs her life and breaks the walls that have traped her ever since.
Finally speaking, we can't let society build our identity because, if it did, we'd be dead even before we start to live; only knowing ourselves we can establish our personality and move away from being stucked in society's judgements.
Ora analizziamo insieme la situazione: Circa un terzo del tempo che in Italia ci è concesso per scrivere un perlomeno decente tema in classe. Una lingua che, seppur migliorata, non sarà mai al livello del mio italiano. Un telefono obbligato ad essere consegnato all'inizio dell'ora. Nessun cavolo di mezzo per tradurre parole che potrei non sapere. Solo un dizionario della lingua inglese, una matita, un foglio bianco e le fonti da cui trarre 'evidence'.
Dopo vaghi tentativi di programmazione a casa, mi sono ovviamente ridotta ad arrivare lunedì in classe senza una minima ispirazione. Ebbene, cari ragazzi, ancora una volta la nostra tanto odiata e sottovalutata scuola italiana ha dato i suoi frutti. Il mio voto finale è stato più alto della maggioranza della classe. Ora, parlando ragionevolmente, come può essere possibile? La spiegazione mi è balzata all'occhio solo dopo qualche giorno. I ragazzi americani sono abituati a strutturare la frase sul modello terza elementare, vale a dire 'soggetto, verbo, complemento (per lo più oggetto diretto)'. Non usano arricchimenti, non stravolgono, a volte nemmeno usano la punteggiatura (si, in quello che qui è il terzo anno di superiori, stiamo studiando il punto e virgola). Dopo il mio sconvolgimento iniziale, ho ancora una volta tirato le somme con la conclusione che la nostra vecchia e antiquata scuola italiana, accademicamente parlando, vale il doppio di questo 'baraccone' americano.
Ecco a voi il mio 'essay' intitolato 'IDENTITY AND STEREOTYPES'.
"Gnothi seauton", know yourself. That is what was written on the pediment of the Apollo temple, in Delfi. For centuries people have tried to follow that specific advice falling, most of time, in the treaking arms of stereotypes' influence. Exterior and cursory judgments ended up by ruining, and sometimes shaping people's identity; in worst cases, others' opinions have literaly stolen lives. It is, in fact, important to figure out your life on your own terms despite what society belives you must become, because otherwise, you'll be traped and forever taged like someone else; there is no worse thing than becoming "another one in the omogeneus group", deprived of personality and opinions.
Stereotypes make you feel traped, like a bird with wounded wings. Even positive stereotypes limit and condition our daily lives. For instance, Haily Yook, an Asian American student wrote that 'this positive prejudice is just as threatening to my identity'. What she means is that even though positive stereotypes are not meant to be offensive, they always end up being hurtful. In particular, she feels constantly under pressure because a person who "is supposed to be better" never gets merit of actions, is just expected to be better. Some people, though, have the strenght to ignore prejudices: Zora Hurtson, an African Amerian woman, compares herself to 'a bag of miscellany propped against the wall' in her essay 'How it feels to be colored'. She teaches us that it's impossible to guess what is hidden inside just watching the exterior. That's the huge trap: too many people stop at the appareance and start judging without evidence.
Therefore, someone might argue that is easier to get used to 'tags' since it requires no effort and it's a faster way to be accepted in the society. If you do so, you'd become just another piece of someone else's game and you'd loose once again your own identity shaping your existace in conformity of meaningless prejudices. How could a person avoid that? Alice Walker said that 'It seems impossible that desire can sometimes trasform into devotion'. Nothing will be wasted if you work hard to grow your own life. It's not anybody else's choise, YOU get to decide who you want to be. That is exactly what Janie understands after only 16 years in the book 'Their eyes were watching God'. She spends her childhood surrounded by a close-minded world from which she wants to escape. So, when her grandma says 'you're not a child anymore', she grabs her life and breaks the walls that have traped her ever since.
Finally speaking, we can't let society build our identity because, if it did, we'd be dead even before we start to live; only knowing ourselves we can establish our personality and move away from being stucked in society's judgements.
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